Appartenersi

 

Ciao a tutti,
sono l’altra sera ho cercato di mettere un commento al post precedente ma tutto si è perso nel web.
questa mattina cercavo su youtube un video da far pubblicare a Fabrizio ma fra le tante canzoni questa non c’era.
Sì, scaldiamo Sante.
Caro Sante, cara Enrica
io ci sono sempre e siete tutti nel mio cuore nonostante la mia assenza, costretta in altri luoghi, in battaglie burocratiche in corse contro il tempo.
Siete dentro me: Sante, Enrica, Laura, Francesco, Paolo, Nora, Fabrizio, Titti, Piera, Jolanda, Rossana e tutti tutti anche se ora non mi vengono tutti i nomi e se avessi trovato il video ve lo avrei detto così:

Canzone dell’appartenenza

di Gaber – Luporini
1996 © Warner Chappell Music Italiana Srl – Via G. Fara, 39 – 20124 Milano

L’appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un’apparente aggregazione
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell’amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po’ della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.

L’appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l’appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E’ quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.

Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l’abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.

L’appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un’apparente aggregazione
l’appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
è un’esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.

Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.

Giorgio Gaber

un bacio a voi che scaldate anche il mio cuore
Stella

10 Risposte to “Appartenersi”

  1. fabrizio centofanti Says:

    ringrazio Stella per il suo grande cuore.
    sì, ciò che conta nella vita è appartenersi, in un grande regno di giustizia, di amore e di pace.
    e che tutto questo scaldi davvero il cuore a Sante, Enrica e la loro famiglia.
    un abbraccio a tutti gli amici
    fabrizio

  2. Piera Says:

    Caro Sante,
    Stella e Fabrizio non potevano trovare una canzone migliore.
    Qualche anno fa, quando sentii per la prima volta Gaber cantarla, mi piacque tanto. Faceva parte di un cd che comprendeva tanti altri bei pezzi, tra cui “Il conformista”, anch’esso con un messaggio ben preciso.
    Ma “L’appartenenza” è un testo straordinario che, credenti o no, dovremmo “ripassare” spesso nel corso della nostra vita.
    Un abbraccio a te, Sante, ai tuoi, a Fabrizio, a tutti i cari amici che tramite te ho conosciuto. A presto. Piera

  3. stella maria Says:

    Caro Fabrizio
    e cari tutti,
    in primis voglio darvi una bella notizia: venerdì pomeriggio, un po’ “troppo” di fretta, anzi “troppo” di fretta ma, sigh! così è in questo momento, sono passata a salutare Sante e Enrica.

    Dopo 20 giorni che non lo vedevo è stato lui a scaldarmi il cuore con il più bel sorriso che potessi ricevere. Un sorriso fatto con gli occhi e con tutto il viso, ogni più piccola cellula mi sorrideva. Attualmente sono facile alle lacrime ma sono stata brava e poi ho fatto “ingelosire” Laura
    Scherzo, io e Laura abbiamo scherzato e anche Enrica. E’ stato bellissimo, come se fossi uscita un attimo prima da quella casa. Io e Laura ci stiamo conoscendo e insieme facciamo le “crociate” e penso che ne faremo ancora molte. Combattiamo la rivoluzione silenziosa con obiettivi precisi e ben determinati.
    Anche Enrica mi è sembrata più serena e io sono fiduciosa, presto qualcosa cambierà in bene.

    Detto questo, caro Fabrizio, il cuore lo hai tu per tutti, io mi limito a tenerti come uno dei pochi esempi positivi che ho a questo mondo, questo mi fa bene soprattutto quando, allo stremo delle forze mi chiedo chi me lo fa fare a lottare contro i mulini a vento e quindi mi vorrei arrendere.

    Mi associo a Piera nel ringraziarti per tutte le belle amicizie fatte tramite i tuoi blog, cosa che io ho sempre snobbato e ammetto, con il capo coperto di cenere: ho commesso un errore. Questo mostra il mio essere “essere umano” e il mio essere piccola, ancora troppo piccola.

    Cara Piera,
    ho conosciuto questa canzone acquistando il cd “La mia generazione ha perso”, mi riprometto di regalarlo a molti ma poi me ne dimentico. Gaber invece lo apprezzo da tempo, sia in teatro che nella sua musica, dice delle verità schiaccianti, bacchetta tutti indistintamente, a iniziar da se stesso e anche se in disaccordo, non si può far a meno di notare le amare verità.

    C’è il sito della sua fondazione che ha come pagina iniziale l’ultima strofa della canzone del post (ho cercato il video anche lì ma nulla).
    “Il conformista” è un altro pezzo forte di quel cd, e purtroppo non posso dire altro ma se conosci il testo, caro “don”, sai che … accidenti devo chiudermi la bocca, non posso citarti, scusami, in compenso cito il tuo anticonformismo sul tuo blog di letteratura. Insomma ci siamo capiti

    Però ….. grazie per il post che non meritavo.

    Sante?!?!?!?! Guarda che torno e voglio portarti a Torino!!! Promessa o minaccia? Decidi tu
    Ho già corrotto i tuoi figli, Enrica la sto conquistando ma capitolerà in fretta, scherzo. Chissà che non lo si riesca a fare prima del 6 novembre? Tuo compleanno e compleanno di quella piccola, deliziosa, “core de mamma” di Maria Giulia. Considerato che lei ha una sola candelina ti aiuterà a spegnere le tue, giusto 2/3 in più, però ti avverto non garantisco nulla sulla fine che farà la torta.

    Un abbraccio fortissimamente forte a “tout le monde” (per darmi un tono)
    Stella

  4. fabrizio centofanti Says:

    un grazie grande a Piera e Stella.
    insieme con Gesù ce la faremo a trasformare il dolore in bene, come è scritto nelle migliori pagine della storia umana.
    un abbraccio a tutti gli amici.
    fabrizio

  5. Titti Says:

    Carissimi,
    sì qualcosa si muove! ieri sera Fiorentina e Milan hanno giocato una partita per raccogliere fondi per la ricerca sulla SLA, spinti dal caso di un ex giocatore di calcio Stefano Borgonovo.
    Anche l’incasso di 150milioni di euro previsto per il prossimo iincontro Italia-Montenero sarà devoluto alla ricerca scientifica che porterà a sconfiggere questa malattia.
    Non perdiamo la speranza e teniamo presente la possibilità di contattare la moglie di Borgonovo, signora Chantal che intervistata dal Tg1 ha dato prova di tanta determinazione e trasmesso tanto coraggio e fiducia ai familiari degli altri ammalati.
    Un forte abbraccio a tutti,
    Titti

    Ecco uno egli articoli apparsi su Internet:

    Serata in qualche modo magica a Firenze per abbarcciare Stefano Borgonovo, ex calciatore colpito da SLA. Una serata che ha raccolto intorno all’ex giocatore di Fiorentina e Milan, tutti gli ex compagni, amici e anche i giocatori attuali delle due squadre. Al di la’ del significato ‘sportivo’ e del risultato finale, fondamentale la dimostrazione di affetto del pubblico e proprio in questo senso vanno le parole della moglie di Borgonovo, Chantal, che ai microfoni di Sky, ha dichiarato: ‘Ero sicura che Firenze avrebbe risposto cosi’, sono felice per me e per Stefano e sicura che questa energia gli bastera’ per due anni. Che messaggio voglio dare? Di non abbandonare mai la speranza, io ho fiducia che la scienza in breve tempo ci aiutera’ , e penso al futuro in modo positivo. E ringrazio tutti perche’ questa partita ci permettera’ di creare la Fondazione’.

  6. Titti Says:

    È una donna dolce Chantal: occhi neri e un casco di capelli biondi. È una donna dura, forte, volitiva. Per il bene del marito. «Dico grazie a tutti quelli che si sono adoperati perchè questa partita ci fosse. Sono felice e Stefano è su un altro pianeta. È emozionato, ma le sensazioni che sta provando gli daranno la carica per affrontare i prossimi due anni». Racconta la malattia Chantal e come il morbo ha condizionato la sua famiglia. «Per due anni Stefano non ha voluto incontrare nessuno, nè ricevere visite. Ma ora la storia è cambiata. Da quando è nata l’ idea della Fondazione ha avuto il coraggio di raccontarsi.
    Ora che la Asl gli ha dato anche un comunicatore, telefona e manda email: pensate che era un anno che non comunicava più.
    Sta facendo una terapia al litio e lui si sente meglio.
    Ma è stata ed è dura. Noi avevamo una casa sempre piena di amici e poi tutto è cambiato. La figlia piccola, che aveva due anni, quando è comparsa la malattia per sei mesi non si è avvicinata al padre perchè percepiva la sua disperazione. Per i nostri figli (Andrea 20 anni, Alessandra 10, Benedetta 11, Gaia 5) il periodo peggiore è passato perchè hanno visto che la nostra famiglia è di nuovo aperta. Con loro non ho parlato molto, ho cercato di costruire sempre un clima positivo e di pensare positivo».

    Chantal Borgonovo vuole trovare il colpevole, vuole che la ricerca scopra perchè il suo Stefano è immobilizzato e vive attaccato alle macchine, ma non per vendetta, ma per battere la sclerosi laterale amiotrofica, che sta facendo vittime tra i calciatori: Signorini e Lombardi, gli ultimi.

    «Tassare i nostri ingaggi? Qualsiasi cosa possa servire ad aiutare la ricerca, ben venga», è stata la disponibilità mostrata dal capitano, Cannavaro. Già un mese fa, quando la notizia della malattia dell’ex centravanti di Milan, Fiorentina e nazionale piombò su Coverciano, i calciatori azzurri non ebbero remore a confessare le loro paure.

    L’ incasso della gara permetterà alla Fondazione di nascere e poi collaborerà con la ricerca contro questa malattia, finanziando la ricerca clinica e l’ assistenza ospedaliera.

  7. Titti Says:

    Tanto hai avuto, tanto ti tolgono, e viene da chiedersi: perché?

    Per fortuna Chantal è donna solida. «Qui in Brianza diciamo: a chi tuca taca, a chi tocca tocca.

    La domanda non è perché a noi. E’ l’inverso, perché non a noi? Molta gente soffre e noi non siamo diversi dagli altri».

    Lasciamo parlare Chantal: «Ho conosciuto Stefano a 15 anni, mi sono fidanzata con lui a 17, l’ho sposato a 21, oggi ne ho 42.
    Quando è arrivata la Sla, mi hanno suggerito: “Prendi un’infermiera”. No, grazie. Faccio da sola, io amo Stefano. Mi hanno aiutato mia sorella, Yvonne, e i figli più grandi. Ora prenderemo un aiuto, perché Stefano non è più autosufficiente e da soli non ce la facciamo a coprire i turni. Dobbiamo pulirlo, fargli la barba, lavargli i denti, pettinarlo, vestirlo. Pesava 78 chili, è sceso a 48-50. Un conto è dire: sai, è ammalato di Sla. Un altro è vivere dentro la Sla. Non si può capire. Il morbo di Gehrig sconvolge le famiglie».

    «Avevo dieci anni quando mio papà venne ricoverato. Tumore. Ne avevo 29 quando mio padre morì. Ospedali, operazioni, cure, ricadute. Non ho mai visto piangere mia mamma. Cerco di prendere esempio da lei, mai farsi vedere giù davanti ai ragazzi. So che cosa provano perché l’ho provato. La seconda, Alessandra, mi aiuta tanto. Andrea è un maschio, tende a svignarsela (sorride, ndr). E’ normale, ha iniziato a tirare di boxe. Le bambine più piccole hanno smesso di fare domande».

    «Nell’ottobre di tre anni fa Stefano cominciò a inciampare nelle parole. Saltava delle lettere, diceva frasi smozzicate. Non voleva farsi visitare, penso che avesse già capito tutto, era stato impressionato dal caso Signorini. Io non immaginavo. Nell’aprile del 2006 la situazione diventò insostenibile e Stefano andò da solo in ambulatorio, dal neurologo dell’Asl. Questo specialista mi consegnò poi un foglietto: “Sospetta Sla”. Lui ha saputo all’ospedale di Desio, prima di un esame l’infermiera disse ad alta voce: “C’è qui il probabile Sla”.

    «Stefano parla col “my toby”, il computer che gli sintetizza la voce. E’ collegato via e mail, guarda i film e le partite. Il calcio resta la sua vita. Dopo l’intervista in tv ha ricevuto visite: Donadoni, Stroppa, Salvatori, Davide Pellegrini. Verrà Vialli. Massimo Mauro era qui l’altra sera. Due settimane fa è venuto Robi Baggio con la moglie, Andreina.

    Anche la Fondazione Vialli e Mauro, infatti, si è adoperata per la raccolta di fondi per gli Aible My Tobii, apparecchi che utilizzano la tecnica del controllo oculare, unico modo che ha il malato di SLA di comunicare, e iniziare una nuova raccolta per aiutare la ricerca contro questa malattia. E’ proprio la ricerca la vera speranza dei malati di SLA. Risultati ne sono arrivati e altri ancora, sempre piu’ importanti ne arriveranno. Come quello recentissimo raggiunto da uno studio italiano che ha effettuato la sperimentazione su cavie di laboratorio e su 44 pazienti, secondo cui il litio rallenta la malattia, un risultato che, pur non presentando la scoperta di una cura per questa malattia, apre un nuovo filone di ricerca. O, ancora, come quelli che accompagnano gli studi del professor Adriano Chiò, responsabile del Centro SLA del Dipartimento di Neuroscienze dell’Universita’ degli studi di Torino, parte importante di un progetto di ricerca sulla SLA a cui la Fondazione Vialli e Mauro ha destinato i fondi raccolti lo scorso anno.
    Il professor Chiò, che sta studiando la correlazione tra SLA e calcio, ha riscontrato, nei calciatori professionisti, un aumento di rischio di sviluppare la SLA a un’età’ piu’ giovane dell’atteso (42 anni rispetto a circa 65) con un particolare aumento di rischio tra i centrocampisti. “E’ possibile ipotizzare che il rischio osservato sia la conseguenza di una complessa interazione tra fattori ambientali (tipologia di allenamento, sostanze connesse con la cura dei campi di gioco…) e fattori genetici predisponenti. – ha dichiarato Chiò – Sono in corso studi per cercare di identificare i fattori genetici che potrebbero predisporre alla SLA i calciatori”.
    Ulteriori ipotesi sono avanzate da Mario Sabatelli, ricercatore di neurologia all’Universita’ Cattolica di Roma e coordinatore nazionale del Gruppo Italiano di Studio sulla SLA: “Sulla base dei nostri studi e delle ipotesi scientifiche oggi piu’ accreditate il gioco del calcio non è di per se’ causa della SLA, ma solo un verosimile fattore di rischio in individui predisposti a causa di alterazione genetiche, che comunque sono assai rare. Gli studi dei fattori ambientali hanno una notevole rilevanza perchè ci possono aiutare a individuare i possibili meccanismi responsabili della degenerazione dei motoneuroni.
    La SLA sporadica si delinea come malattia multifattoriale, in cui svariati fattori ambientali, in parte gia’ ipotizzati, come l’attivita’ fisica intensa o il fumo di sigaretta, cooperano con fattori predisponenti”.

  8. Titti Says:

    APPARTENERSI vuol dire amarsi. E l’amore è attraente!

    “La forza della carità è irresistibile: è l’amore che veramente manda avanti il mondo!” l’ha detto il papa a metà dell’omelia davanti alla Basilica di Pompei.
    La carità come cuore del cristianesimo. “Il Signore ‘ti rinnoverà con il tuo amore’ dice Sofonia (3, 17) con stupenda espressione rivolgendosi a Gerusalemme. Sì, l’amore di Dio ha questo potere: di rinnovare ogni cosa, a partire dal cuore umano, che è il suo capolavoro e dove lo Spirito Santo opera al meglio la sua azione trasformatrice”.

    A tutti voi del blog e familiari un abbraccio di appartenenza!
    Titti

  9. Titti Says:

    Ricominciare a credere nella salvezza

    Educare alla fede cristiana oggi significa entrare in una dimensione di ricerca e di sperimentazione, in un vero e proprio “laboratorio della fede”, per usare un’espressione cara a Giovanni Paolo II, un laboratorio che è innanzitutto interiore, dentro il nostro cuore, ma poi anche comunitario.
    Non si tratta cioè di trasmettere meccanicamente contenuti teologici o pratiche liturgiche chiuse nei loro significati garantiti una volta per tutte, quanto piuttosto di convocare le persone entro un processo di profonda trasformazione, e cioè in fondo di ritrovare tutto il dinamismo spirituale, tutta la potenza di guarigione e di liberazione, che la vera fede innesta in noi.
    In tal senso l’educazione alla fede sta vivendo certamente una sorta di rivoluzione copernicana, una crisi senza precedenti di moltissime forme (linguistiche, rituali, ecclesiali etc.) in cui si è espressa per secoli, ma questo rivoluzionamento va interpretato come maturazione e purificazione, come momento drammatico di crescita, come confronto più radicale e più autentico col mistero della fede, e cioè come entusiasmante ricominciamento.

    Dobbiamo chiederci con molta semplicità: ma che cosa significa per me credere nel vangelo? Che cosa significa educarmi alla fede?

    HO LETTO QUESTA COSA SUL SITO DI MARCO GUZZI ED HO SENTITO IL BISOGNO DI CONDIVIDERLA CON VOI, MIEI AMICI…il seguito si trova all’indirizzo seguente:

    http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2008-10-16

  10. Canzone dell’appartenenza « Nutrire il corpo e l’anima Says:

    […] 22, 2008 di Stella Maria Alcuni giorni fa sul blog di Sante Bernardi ho fatto postare il testo della “Canzone dell’appartenenza” di Giorgio Gaber. Il […]

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