Passa oltre
Le ultime parole che ricordava: “Passa oltre”. Ma erano solo la fine di una serie di istruzioni prima di andare incontro all’ignoto.
Voleva diventare un Angelo e per questo era stato in attesa un tempo indefinito, finchè gli era stato spiegato che non si diventa angeli come se nulla fosse, bisognava affrontare delle prove, una specie di concorso nel quale i concorrenti erano tanti e i posti davvero pochi. Doveva percorrere la terra in lungo e largo e rendersi utile. Come? Lo avrebbe capito; nell’incertezza: Passa oltre!
Il guaio era che Lui (o Lei) non ricordava nulla della sua vita terrena.
La morte è una rinascita, quant’era vero, dal momento che si sentiva come un neonato, indifeso e desideroso solo di scoprire il mondo.
Iniziò il suo cammino, si fa per dire,visto che procedeva sospinto dall’aria o travolto dal vento. Dovunque luce e buio, a volte la luce era quella del sole, altre quella delle città e degli spazi sconfinati; il buio era più vasto perché c’era il buio della notte, ma soprattutto quello dei cuori, oscure caverne simili a baratri che lui vedeva nettamente, dai quali non sapeva bene se doveva fuggire.
Si diresse verso le luci, quelle di una grande città: era Natale e ovunque c’era gente indaffarata che si spostava in modo frenetico, tutti sembravano protesi verso una meta da raggiungere nel tempo più breve, con ogni mezzo disponibile.
Quelli che andavano a piedi entravano e uscivano dai negozi storditi da luci e colori, qualcuno camminava tra la folla e si fermava solo per guardare le vetrine scintillanti. Non aveva nulla da comprare, ma non si sentiva di rinunciare a quella specie di rito collettivo che escludeva la possibilità di restare a casa.
D’altronde, nelle case, l’attesa del Natale era evidente: sulle porte piccole decorazioni con gli auguri, dentro, addobbi colorati, con finto abete e presepe al loro posto e i progetti di sempre: andremo…verranno…; io vorrei… io farei…; quest’anno niente regali. Solo ai bambini…
L’aspirante Angelo si sentiva confuso e assediato da mille pensieri che gli arrivavano da ogni dove, pensieri di una umanità che desiderava solo stordirsi, vivere il Natale e le sue promesse di gioia come l’occasione per dimenticare i problemi di ogni giorno.
I problemi, però, c’erano e di tutti i tipi: erano acquattati nel fondo dei cuori come soldati in disarmo, pronti a riprendere le ostilità alla fine della tregua.
Per i problemi c’era poco da fare.
Le istruzioni erano chiare: “rendersi utili, o passare oltre”.
Il candidato angelo passò oltre e si diresse verso una zona meno frequentata.
Vide una villetta immersa nel verde, di bell’aspetto e con poche luci. Dentro, niente famiglie in fermento nè aria di attesa, solo vecchi con occhi spenti e cuori rassegnati ad una vita che era già dietro di loro.
Qualcuno parlava senza voce con altri del proprio passato; chi si muoveva lo faceva con passo esitante; molti erano fermi, con le mani abbandonate in grembo o impegnate con un lembo di una copertina, in una carrozzella.
Se qualcuno scambiava qualche parola con un altro erano frasi brevi, stanche, ripetitive, a tratti stizzose.
Dov’è andata la vita? Dov’è il Natale? Si chiese l’aspirante-angelo.
Si fermò, per quanto gli era possibile, tra quei vecchi, poi vide che in un angolo c’era un pianoforte e si mise a suonare: una sorpresa anche per lui che non credeva proprio…
I vecchi, lentamente, emersero dal loro torpore, a fatica gli si affollarono intorno. Fu così che un piccolo coro di voci esitanti o arrochite intonò i canti del Natale. Tu scendi dalle stelle, prima con tono incerto, poi via via più sicuro.
Intanto, gli occhi stanchi sembravano aver acquistato un guizzo di luce e i volti rugosi apparivano più distesi.
Qualcuno si tergeva le lacrime con le mani nodose, qualche altro abbozzava un sorriso con la bocca sdentata.
L’Angelo andò via.
Al suo posto, al piano, c’era un anziano signore che continuava a suonare:
era uno che aveva scelto di vivere in quel modo un pezzetto del suo Natale.
Dicembre 30, 2007 alle 11:58 pm |
Che emozione questo racconto…
c’è sempre una musica per il nostro tempo, il nostro cuore e il nostro dolore?
Credo di sì.
Sante, mi ha condotto qui, quasi per mano, Fabrizio Centofanti ed io sono felice di esservi giunta.
Ho letto parecchio e molto ho imparato.
E ti ringrazio per aver aperto anche per me questa finestra sul male e sulla forza dell’anima e dello spirito.
Un abbraccio e un augurio infinito.
Dicembre 31, 2007 alle 9:40 am |
Carissimo Sante, puoi essere orgoglioso della tua famiglia. Abbiamo letto la poesia di tuo padre,le tue poesie, ed ora questo fresco racconto di tua sorella. Ma soprattutto puoi essere orgoglioso per il grande amore che ti circonda e che, un pochino, si irradia anche su di noi che leggiamo.
Auguri Sante e che il tuo cuore sia sereno.
la mia carezza
jolanda
Dicembre 31, 2007 alle 11:50 am |
Buon giorno, Sante. Tu mi chiedevi, qualche giorno fa, quale è la mia isola ed io ti rispondo volentieri; ma lo faccio, se me lo permetti, descrivendoti due luoghi della mia regione, la Sardegna.
Uno è il paese in cui sono nata (nel secolo scorso…), l’altro è una località marina, San Giovanni di Sinis, non troppo lontano dalla città in cui vivo, Oristano. A San Giovanni, a parte il mare che ha dei colori straordinari, si trova anche il sito archeologico dell’antica città di Tharros.
Ma non voglio tediarti troppo. Voglio solo augurarti che l’anno che sta per incominciare ti porti delle buone notizie per quanto riguarda le cure che attendi con speranza.
Ti dico semplicemente “Buon Anno”, con l’augurio che si concretizzino i tuoi desideri e quelli della tua famiglia. Un saluto speciale e tanti auguri anche ad Enrica e ai tuoi figli. A presto. Piera
***
Pattada
Osservo, dall’alto del colle,
la verde pianura
dove rocce e cespugli
si intrecciano in armonia.
Il lago, racchiuso tra i prati,
mi rimanda
l’azzurro pallido delle sue acque.
Al centro del paese,
fra i tetti delle case,
lo squadrato campanile
della chiesa.
Protesa verso la valle,
sento penetrare
sotto gli abiti leggeri
il fresco pungente della mia infanzia.
***
San Giovanni di Sinis
Il mare, davanti a noi,
è di un azzurro quasi irreale,
una schiuma leggera abbraccia la spiaggia
con dolcezza,
io e te restiamo immobili per un momento
a trattenere il respiro.
Una brezza sottile ci fa rabbrividire,
ma solo un poco,
per ricordarci forse
che è giunta Primavera.
E’ mezzogiorno
e il sole allunga i suoi raggi intorno,
sul mare appena increspato,
sugli scogli dorati, sulla spiaggia bianca,
e su di noi che, rapiti nella sua luce,
entriamo a far parte per un istante
di uno scenario magico
che si rinnova continuamente.
***
Ho appena finito di leggere il racconto di Eleonora. Durante queste giornate di festa, in realtà ho percepito poco l’atmosfera natalizia, una “vera” atmosfera di Natale, poi ho letto la lettera di Fabrizio, il racconto di Lucia, quello di Eleonora, e ho “sentito” il Natale, quello autentico. Che altro dire? Voglio dimenticare, mentre vi leggo, tutte le atrocità che ci colpiscono nell’attimo stesso in cui accendiamo il televisore. In realtà, io guardo pochissimo la televisione, ma non si può non ascoltare il telegiornale, se non altro con la speranza di sentire qualcosa che sia finalmente positivo.
Ancora Buon Anno,
Piera.
Dicembre 31, 2007 alle 12:37 pm |
Carissima Nora, non sapevo della tua vena di narratrice e la sorpresa
per me è stata enorme. Mi sono immerso nel racconto, avrei voluto che non finisse mai, tanto era ed è interessante, ma tutte le cose belle finiscono prima o poi, a nulla valgono i nostri tentativi di tenerle in vita se non come ricordi: questo è un graditissimo “ricordo”, al quale non rinuncerò tanto presto, stanne certa.
Con il blog, ideato per me da Don Fabrizio, cosa per la quale non finirò mai di ringraziarlo, abbiamo scoperto una infinità di cose, tutte cose realizzabili se ci fai caso: l’incommensurabile amore di te, di Maria e di Enzo, l’amore degli amici tanto cari, le poesie delle nostre amiche, le mie e di papà, i racconti di un nostro fratello, ancora nell’anonimato. E’ evidente, che il Signore voleva farmi gustare questa miscellanea d’amore!! Non so se nella nostra Parrocchia si è verificato un evento simile che, attraverso la sofferenza, una persona debba capire di aver provocato così tanto amore, ma occorre vestirsi di umiltà, come ha fatto la Vergine Maria al sì che Le chiedeva l’Angelo. Questo è un dono di nostro Signore, che mi ha fatto partecipe di questo grande evento. Gli rimetto tutta la mia vita, nell’attesa di poterLo vedere, quanto Lui deciderà: lode sia al Signore, che paternamente ci sorride!!
Un abbraccione a voi tre dal vostro Ciccio
Dicembre 31, 2007 alle 5:56 pm |
Mi piace questo racconto, e mi piace perchè parla degli anziani, della loro solitudine ma anche della loro apatia, apatia molto spesso dovuta all’isolamento in cui li ha relegati questa nostra società che va sempre di fretta, dove l’anziano ha perso il suo ruolo di saggio divenendo soltanto un peso, questo racconto ci fa cogliere una luce, una speranza nell’inversione della rotta, un risveglio.
E’ un bellissimo dono quello che hai fatto a tuo fratello … e anche a noi.
Un abbraccio Lucia
Gennaio 2, 2008 alle 9:58 am |
Cara Lucia, sono contenta che il mio racconto ti sia piaciuto. Come te penso spesso agli anziani e alla loro solitudine, in realtà poi al centro dei miei interessi ci sono un pò tutti i “deboli”come i senza tetto…i bambini che pagano senza colpa i guasti della nostra società…gli ammalati che non ricevono le cure di cui avrebbero bisogno…i drogati che hanno smarrito il senso della vita…gli immigrati che vengono emarginati, e l’elenco potrebbe continuare.
Per fortuna ci sono poi le persone come te, come don Fabrizio, come tutti gli amici che sono vicini a Sante con il loro affetto, uniti dal desiderio comune di trasmettergli forza,speranza e calore.
Quando mi collego al blog il mio cuore si allarga…mi viene in mente l’immagine di un grande tavolo apparecchiato perchè è in corso una festa…
alcuni sono seduti e mangiano, poi arriva sempre qualcun altro e ci si stringe per fargli posto, si divide quello che c’è, si spartiscono i nuovi doni.
Ma la cosa più bella è che tanti che non si conoscevano ad un tratto diventano amici e cominciano a raccontarsi le loro storie.
Vorrei che il mondo diventasse così: una grande tavola bandita con un posto e cibo per tutti. E’ un sogno? Io continuo a pensare che anche i sogni più arditi prima o poi si possono avverare, questione di “tigna”!
Ti abbraccio. Eleonora