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	<title>Commenti a: Un racconto di Lucia Marchitto</title>
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	<description>Ultime notizie sulla SLA</description>
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		<title>Di: angela</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-342</link>
		<dc:creator>angela</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 10:23:01 +0000</pubDate>
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		<description>Era quasi mezzanotte.
La sagoma di uno sconosciuto avanzava tra la foschia a passo solerte.
Mike, come ogni sera, si attardava a quell’ora per chiudere la porta del suo retrobottega, situato nello stesso stabile dove abitava.Neppure si accorse che la porta non si chiudeva, poiché vi era interposto il piede di costui; che sospinse il battente e, nell’entrare, prese posto su di un vecchio sgabello dove sedé, con aria alquanto trasandata e sospirò:- Questo è il mio trono.Mike, stranamente, non reagì, come chiunque al suo posto avrebbe fatto in una tale circostanza; bensì si accomodò di fronte a lui.Un piccolo presepe fra i due fu complice della situazione.Mike aveva curato nei minimi particolari quel presepe, inserendovi quanti più personaggi aveva potuto, e dedicando molte attenzioni alla riproduzione della natività; d’altronde, era il suo mestiere da sempre.Lo sconosciuto sollevò un personaggio, ritratto nell’atteggiamento di chi cerca cibo per sfamarsi:- Perché l’hai posto davanti all’osteria, e nessuno gli dà niente?
Disse, rivolgendosi a Mike.- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.- Bene!Sopraggiunse lo sconosciuto, nel sollevare un nuovo personaggio con in mano un cappello vuoto, in cerca di elemosina:- Perché l’hai posto fra signorotti, e nessuno gli dona qualche spicciolo?- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.Ammiccò lo sconosciuto, nel sollevare questa volta, una vecchietta distesa al suolo, in cerca d’aiuto per risollevarsi dal terreno sdrucciolo:- Perché l’hai posta fra tanta gente, e nessuno le porge la mano per rialzarla?- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.- Bene!Il ritornello, sempre uguale a ogni gesto, si ripeté più volte.Fin quando, l’uomo nel sollevare una pecorella che zoppicava, la ripose senza più fare domande, al fianco del bambinello.Per Mike, la pazienza aveva raggiunto il suo limite; con voce alta rimostrò:- Non vedi, che hai completamente rovinato la mia opera?- Non quanto te.Ribatté autoritario, quell’uomo.- Ora, neanche più la pecorella zoppa, ti va bene.- Certamente, non l’ho spostata per riempire la scena.Rispose quell’uomo, con tono sentenzioso.- Quanti anni ho speso! - riprese Mike, mentre tentava a testa bassa, di rimettere ordine, secondo il suo ordine… - Per renderla quanto più verosimile, nonostante il trascorrere dei tempi!- Infatti.Quell’infatti rimbombò, alla pari del boato del vento, che in quell’istante scatenò la sua forza, e tentò di aprire la porta di Mike, ma sbatté contro un muro.Di colpo Mike alzò la testa e il suo cuore sussultò; raggiunse l’uscio e vide: la luce di un nuovo giorno.Si precipitò dentro, ma quell’uomo era svanito nel nulla; con lui, la sua pecorella zoppa.Tornò correndo verso l’uscio, con inconsapevole speranza, e i suoi occhi, videro solo: tanta oscurità.Chiuse la porta. Vi s’inginocchiò dietro… e il pendolo, rintoccò mezzanotte.


tantissimi auguri pregherò per te.Angela</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Era quasi mezzanotte.<br />
La sagoma di uno sconosciuto avanzava tra la foschia a passo solerte.<br />
Mike, come ogni sera, si attardava a quell’ora per chiudere la porta del suo retrobottega, situato nello stesso stabile dove abitava.Neppure si accorse che la porta non si chiudeva, poiché vi era interposto il piede di costui; che sospinse il battente e, nell’entrare, prese posto su di un vecchio sgabello dove sedé, con aria alquanto trasandata e sospirò:- Questo è il mio trono.Mike, stranamente, non reagì, come chiunque al suo posto avrebbe fatto in una tale circostanza; bensì si accomodò di fronte a lui.Un piccolo presepe fra i due fu complice della situazione.Mike aveva curato nei minimi particolari quel presepe, inserendovi quanti più personaggi aveva potuto, e dedicando molte attenzioni alla riproduzione della natività; d’altronde, era il suo mestiere da sempre.Lo sconosciuto sollevò un personaggio, ritratto nell’atteggiamento di chi cerca cibo per sfamarsi:- Perché l’hai posto davanti all’osteria, e nessuno gli dà niente?<br />
Disse, rivolgendosi a Mike.- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.- Bene!Sopraggiunse lo sconosciuto, nel sollevare un nuovo personaggio con in mano un cappello vuoto, in cerca di elemosina:- Perché l’hai posto fra signorotti, e nessuno gli dona qualche spicciolo?- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.Ammiccò lo sconosciuto, nel sollevare questa volta, una vecchietta distesa al suolo, in cerca d’aiuto per risollevarsi dal terreno sdrucciolo:- Perché l’hai posta fra tanta gente, e nessuno le porge la mano per rialzarla?- Non ne ho idea.- Come! non ne hai idea?- E’ lì, senz’altro per riempire la scena.- Bene!Il ritornello, sempre uguale a ogni gesto, si ripeté più volte.Fin quando, l’uomo nel sollevare una pecorella che zoppicava, la ripose senza più fare domande, al fianco del bambinello.Per Mike, la pazienza aveva raggiunto il suo limite; con voce alta rimostrò:- Non vedi, che hai completamente rovinato la mia opera?- Non quanto te.Ribatté autoritario, quell’uomo.- Ora, neanche più la pecorella zoppa, ti va bene.- Certamente, non l’ho spostata per riempire la scena.Rispose quell’uomo, con tono sentenzioso.- Quanti anni ho speso! &#8211; riprese Mike, mentre tentava a testa bassa, di rimettere ordine, secondo il suo ordine… &#8211; Per renderla quanto più verosimile, nonostante il trascorrere dei tempi!- Infatti.Quell’infatti rimbombò, alla pari del boato del vento, che in quell’istante scatenò la sua forza, e tentò di aprire la porta di Mike, ma sbatté contro un muro.Di colpo Mike alzò la testa e il suo cuore sussultò; raggiunse l’uscio e vide: la luce di un nuovo giorno.Si precipitò dentro, ma quell’uomo era svanito nel nulla; con lui, la sua pecorella zoppa.Tornò correndo verso l’uscio, con inconsapevole speranza, e i suoi occhi, videro solo: tanta oscurità.Chiuse la porta. Vi s’inginocchiò dietro… e il pendolo, rintoccò mezzanotte.</p>
<p>tantissimi auguri pregherò per te.Angela</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: fabry</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-293</link>
		<dc:creator>fabry</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 23:10:44 +0000</pubDate>
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		<description>grazie, amici.
ho inserito un racconto di Eleonora Bernardi, sorella di Sante: penso che per lui sarà davvero un bel regalo per l&#039;ultimo dell&#039;anno!
un abbraccio a tutti
fabrizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie, amici.<br />
ho inserito un racconto di Eleonora Bernardi, sorella di Sante: penso che per lui sarà davvero un bel regalo per l&#8217;ultimo dell&#8217;anno!<br />
un abbraccio a tutti<br />
fabrizio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabio Atzeni</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-292</link>
		<dc:creator>Fabio Atzeni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 21:56:18 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, Sante, ti mando un abbraccio forte nella speranza che il nuovo anno possa portare quelle novità, tanto attese, che ti permettano di migliorare.

Ancora grazie a te, a Fabrizio e a tutti coloro che frequentano il blog: a leggere le poesie, le riflessioni e quest&#039;ultimo racconto mi si apre il cuore, ci sono così tanti spunti e particolari che permettono di sognare e di pensare ad un mondo migliore di qurllo che viviamo...

Grazie, e auguri. Fabio,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, Sante, ti mando un abbraccio forte nella speranza che il nuovo anno possa portare quelle novità, tanto attese, che ti permettano di migliorare.</p>
<p>Ancora grazie a te, a Fabrizio e a tutti coloro che frequentano il blog: a leggere le poesie, le riflessioni e quest&#8217;ultimo racconto mi si apre il cuore, ci sono così tanti spunti e particolari che permettono di sognare e di pensare ad un mondo migliore di qurllo che viviamo&#8230;</p>
<p>Grazie, e auguri. Fabio,</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucia</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-291</link>
		<dc:creator>lucia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 15:08:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-291</guid>
		<description>Caro Sante,
mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio racconto, perché è un racconto nel senso che l’ho inventato anche se alcuni dei fatti descritti sono realmente accaduti.  Spesso i miei racconti, ma anche i romanzi, sono interpretati come autobiografici perché ci metto sempre una dovizia di particolari. 
Ho scritto una gran quantità di racconti ma sono tutte raccolte in cui ogni racconto è comprensibile perché legato al precedente o al seguente, sono come pezzi di puzzle,  perciò ti mando questa favola brevissima, poi se riesco a trovarne altri leggibili da soli te li invierò.  Intanto ti abbraccio e ti saluto augurandoti una buona giornata.
&quot;La lepre
La luna appesa in una giornata di sole sbiancava la faccia alle spighe di grano che avevano avuto l’ardire di crescere in mezzo al bosco.
Quando la lepre uscì dalla tana, nel momento di spiccare il salto, si rese conto di non essere nel suo bosco.
Restò fermo il salto sul bordo della tana, restarono ferme le zampe nell’aria, si allargò il muso nella ricerca del solito odore. Le spighe di grano erano irte e pungenti non poteva saltare senza farsi  del male allora, strisciando sulla pancia, si allontanò dalla tana. 
Strisciò per lungo tempo alla ricerca del suo bosco e del suo salto alla fine stremata chiuse gli occhi.
Ahi! - L’urlo riempì il bosco attraversandolo. 
Tra le due orecchie, proprio in mezzo alla fronte della lepre, si era conficcata la punta di una spiga.
“Perché mi ferisci così tu, tu che sei venuta  a crescere in un posto che non è il tuo?” disse la lepre. 
“Volevo solo svegliarti! Nessuno mi può impedisce di crescere in un bosco! Il bosco non è tuo!” Rispose la spiga.
“Il bosco non è fatto per far crescere il grano. Il grano cresce nella pianura perché il bosco appartiene alle lepri.  Da sempre”.
“Dici così soltanto perché hai paura, hai paura di una spiga come me che non può neanche correre”.
“Però sai pungere bene ed ostacolare il mio salto!” 
Una folata di vento si infilò  dentro il bosco facendo ondeggiare le spighe. La lepre le vide curvarsi e si acquattò ancora di più contro il terreno. 
Le spighe si piegavano e si alzavano come onde sulla sua testa e il respiro divenne sempre più affannoso. Sapeva che doveva fare qualcosa ma non riusciva a capire cosa.
La voce della spiga si sollevò sopra il fruscio del vento:
 “Io cresco dove cade il mio seme e non ho paura né del bosco né delle lepri perché io ho solo questa opportunità per vivere e lo voglio fare fino in fondo. Tu invece pensi che questo posto sia tuo e non sai dividerlo con nessuno, sei tu che pungi e non io!”
La lepre ascoltò le parole della spiga e la paura, piano piano,  rientrò dalle orecchie  e dalla punta dei piedi fino al cuore, lentamente la sentì rimpicciolire fino a sparire. Piano, piano, si sollevò dalla terra, le zampe anteriori contro il muso,  le orecchia dritte,  gli occhi spalancati ad abbracciare quel bosco pieno di spighe, spiccò il salto, si divisero le spighe al suo passaggio, si allargarono le narici  al nuovo odore, guardarono gli occhi la faccia bianca della luna appesa nel cielo azzurro....
Corre ancora la lepre senza paura...&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Sante,<br />
mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio racconto, perché è un racconto nel senso che l’ho inventato anche se alcuni dei fatti descritti sono realmente accaduti.  Spesso i miei racconti, ma anche i romanzi, sono interpretati come autobiografici perché ci metto sempre una dovizia di particolari.<br />
Ho scritto una gran quantità di racconti ma sono tutte raccolte in cui ogni racconto è comprensibile perché legato al precedente o al seguente, sono come pezzi di puzzle,  perciò ti mando questa favola brevissima, poi se riesco a trovarne altri leggibili da soli te li invierò.  Intanto ti abbraccio e ti saluto augurandoti una buona giornata.<br />
&#8220;La lepre<br />
La luna appesa in una giornata di sole sbiancava la faccia alle spighe di grano che avevano avuto l’ardire di crescere in mezzo al bosco.<br />
Quando la lepre uscì dalla tana, nel momento di spiccare il salto, si rese conto di non essere nel suo bosco.<br />
Restò fermo il salto sul bordo della tana, restarono ferme le zampe nell’aria, si allargò il muso nella ricerca del solito odore. Le spighe di grano erano irte e pungenti non poteva saltare senza farsi  del male allora, strisciando sulla pancia, si allontanò dalla tana.<br />
Strisciò per lungo tempo alla ricerca del suo bosco e del suo salto alla fine stremata chiuse gli occhi.<br />
Ahi! &#8211; L’urlo riempì il bosco attraversandolo.<br />
Tra le due orecchie, proprio in mezzo alla fronte della lepre, si era conficcata la punta di una spiga.<br />
“Perché mi ferisci così tu, tu che sei venuta  a crescere in un posto che non è il tuo?” disse la lepre.<br />
“Volevo solo svegliarti! Nessuno mi può impedisce di crescere in un bosco! Il bosco non è tuo!” Rispose la spiga.<br />
“Il bosco non è fatto per far crescere il grano. Il grano cresce nella pianura perché il bosco appartiene alle lepri.  Da sempre”.<br />
“Dici così soltanto perché hai paura, hai paura di una spiga come me che non può neanche correre”.<br />
“Però sai pungere bene ed ostacolare il mio salto!”<br />
Una folata di vento si infilò  dentro il bosco facendo ondeggiare le spighe. La lepre le vide curvarsi e si acquattò ancora di più contro il terreno.<br />
Le spighe si piegavano e si alzavano come onde sulla sua testa e il respiro divenne sempre più affannoso. Sapeva che doveva fare qualcosa ma non riusciva a capire cosa.<br />
La voce della spiga si sollevò sopra il fruscio del vento:<br />
 “Io cresco dove cade il mio seme e non ho paura né del bosco né delle lepri perché io ho solo questa opportunità per vivere e lo voglio fare fino in fondo. Tu invece pensi che questo posto sia tuo e non sai dividerlo con nessuno, sei tu che pungi e non io!”<br />
La lepre ascoltò le parole della spiga e la paura, piano piano,  rientrò dalle orecchie  e dalla punta dei piedi fino al cuore, lentamente la sentì rimpicciolire fino a sparire. Piano, piano, si sollevò dalla terra, le zampe anteriori contro il muso,  le orecchia dritte,  gli occhi spalancati ad abbracciare quel bosco pieno di spighe, spiccò il salto, si divisero le spighe al suo passaggio, si allargarono le narici  al nuovo odore, guardarono gli occhi la faccia bianca della luna appesa nel cielo azzurro&#8230;.<br />
Corre ancora la lepre senza paura&#8230;&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: santebernardi</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-290</link>
		<dc:creator>santebernardi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 11:48:19 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Lucia, Scusami se ti dò del tu, ma diversamente non potrei proprio. Il tuo racconto, nella sua essenza di particolari quanto mai piacevoli, mi ha fatto tornare alla Messa di mezzanotte del 24 dicembre scorso.
Solo che in quella occasione ognuno di noi ha chiesto al Bambino Gesù
qualcosa di strettamente personale e non dei fiocchi di neve, così come hai chiesto tu, dopo essere stata a trovare i tuoi vicini. E&#039; perchè, almeno io credo,  tu hai donato loro un attimo di vera vita, portando con te i
tuoi figli Manuela e Luca, anche se con la scusa del lievito: li hai riempiti di gioia e felicità e questa gioia ha fatto sì che tu potessi soddisfare il tuo desiderio di neve, anche se la luna brillava alta nel cielo.
 Sto rileggendo per l&#039;ennesima volta il tuo racconto: quello che mi colpisce
particolarmente è la abbondanza di particolari, che non disturbano, anzi
fanno sì che si gusti appieno tutto il racconto!
  Senza che sia un cruccio per te, ma potrei avere un altro racconto?  anche una prosa così limpida può dare gioia!
 Ti abbraccio caramente
  Sante</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Lucia, Scusami se ti dò del tu, ma diversamente non potrei proprio. Il tuo racconto, nella sua essenza di particolari quanto mai piacevoli, mi ha fatto tornare alla Messa di mezzanotte del 24 dicembre scorso.<br />
Solo che in quella occasione ognuno di noi ha chiesto al Bambino Gesù<br />
qualcosa di strettamente personale e non dei fiocchi di neve, così come hai chiesto tu, dopo essere stata a trovare i tuoi vicini. E&#8217; perchè, almeno io credo,  tu hai donato loro un attimo di vera vita, portando con te i<br />
tuoi figli Manuela e Luca, anche se con la scusa del lievito: li hai riempiti di gioia e felicità e questa gioia ha fatto sì che tu potessi soddisfare il tuo desiderio di neve, anche se la luna brillava alta nel cielo.<br />
 Sto rileggendo per l&#8217;ennesima volta il tuo racconto: quello che mi colpisce<br />
particolarmente è la abbondanza di particolari, che non disturbano, anzi<br />
fanno sì che si gusti appieno tutto il racconto!<br />
  Senza che sia un cruccio per te, ma potrei avere un altro racconto?  anche una prosa così limpida può dare gioia!<br />
 Ti abbraccio caramente<br />
  Sante</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucia</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-289</link>
		<dc:creator>lucia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 22:34:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-289</guid>
		<description>è una piccola cosa quella che ho portato come dono, ma mi piace pensare che nella vita, questa vita che ogni giorno maltrattiamo, ci sia un piccolo fiocco di neve che ancora ci fa stupire, penso che fino a quando conserveremo la facoltà di stupirci di fronte alle piccole cose e ai piccoli gesti, tutto in fondo andrà bene. 
Ricordo che avevo dieci anni e stavo in un letto d&#039;ospedale, ci sono stata quasi due anni e ciò che mi ha salvato sono state le storie che leggevo o inventavo. E i libri me li portava mio padre, lui che era analfabeta aveva capito quanto fosse importante per me fuggire via da quel letto attraverso le parole. Mi sento molto vicina a Sante anche per questo. Grazie a Fabrizio e Jolanda,  a Sante un forte abbraccio. Lucia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è una piccola cosa quella che ho portato come dono, ma mi piace pensare che nella vita, questa vita che ogni giorno maltrattiamo, ci sia un piccolo fiocco di neve che ancora ci fa stupire, penso che fino a quando conserveremo la facoltà di stupirci di fronte alle piccole cose e ai piccoli gesti, tutto in fondo andrà bene.<br />
Ricordo che avevo dieci anni e stavo in un letto d&#8217;ospedale, ci sono stata quasi due anni e ciò che mi ha salvato sono state le storie che leggevo o inventavo. E i libri me li portava mio padre, lui che era analfabeta aveva capito quanto fosse importante per me fuggire via da quel letto attraverso le parole. Mi sento molto vicina a Sante anche per questo. Grazie a Fabrizio e Jolanda,  a Sante un forte abbraccio. Lucia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: jolanda catalano</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-288</link>
		<dc:creator>jolanda catalano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 18:36:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-288</guid>
		<description>Un fiocco di neve,soffice,candida,trasparente come il desiderio di chi l&#039;ha evocata per offrirla in dono d&#039;amore.
Grazie a te Lucia anche da parte mia.
jolanda</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un fiocco di neve,soffice,candida,trasparente come il desiderio di chi l&#8217;ha evocata per offrirla in dono d&#8217;amore.<br />
Grazie a te Lucia anche da parte mia.<br />
jolanda</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fabry</title>
		<link>http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-285</link>
		<dc:creator>fabry</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 08:44:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://santebernardi.wordpress.com/2007/12/28/un-racconto-di-lucia-marchitto/#comment-285</guid>
		<description>ringrazio di cuore Lucia per aver inviato questo racconto molto bello: Sante ne sarà felice!
ricordo che cliccando sui termini contrassegnati da un diverso colore (qui: Nazione indiana e Lucia Marchitto) si può accedere ai siti di riferimento.
un abbraccio a tutti
fabrizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ringrazio di cuore Lucia per aver inviato questo racconto molto bello: Sante ne sarà felice!<br />
ricordo che cliccando sui termini contrassegnati da un diverso colore (qui: Nazione indiana e Lucia Marchitto) si può accedere ai siti di riferimento.<br />
un abbraccio a tutti<br />
fabrizio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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